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giovedì 21 maggio 2009

Said Atabekov

Venerdì 22 Maggio 2009
Ore 15:
Intervista a Said Atabekov di Ilari Valbonesi. Intervista a Viktor Misiano di Valentina Parisi.

Il 14 maggio 2009 sono andata in visita alla Galleria Impronte Contemporary Art per la vernice di Figlio dell’ Est / Son of the East, la prima mostra personale in Italia del video artista e fotografo kazako Said Atabekov.
Said Atabekov è nato a Bes Terek, Uzbekistan, nel 1965. Vive a Shymkent, Kazakistan. Dopo gli studi artistici a Shymkent, in Kazakistan, diventa membro del gruppo "Red Tractor", il primo collettivo di artisti formatosi nel Kazakistan meridionale dopo la Perestrojka. Attraverso performance, video ed installazioni, gli artisti del "Red Tractor" si confrontano con gli archetipi della cultura dell’ Asia Centrale: il mito, la religione, i riti panteistici, la natura e lo sciamanesimo.
L’identità nazionale, il conflitto tra l’uomo e la natura, il contrapporsi di tradizione e innovazione sono elementi centrali nella produzione artistica di Said Atabekov, il quale si serve ora del video, ora della fotografia per raccontare il paradosso post-moderno che vede i simboli della globalizzazione inserirsi in luoghi estremamente isolati e saldamente ancorati alla tradizione locale.La Galleria Impronte presenta in mostra i video Walkman e Neon Paradise , che affrontano i temi dell’identità come reazione alla omologazione e della devozione per le tradizioni ancestrali, sempre percorse dalla paura di perdere le proprie radici. In Walkman (2005), un solitario vagabondo cammina lentamente per le steppe sconfinate portandosi dietro un enorme contrabbasso. Metafora dell’artista stesso, con passi lenti e talvolta incerti, si muove verso il progresso e la civiltà occidentale. In Neon Paradise (2004) l’artista rappresenta l’uomo moderno che piega il capo al cospetto della tecnologia, presentandosi in ginocchio, come in una sorta di preghiera, davanti ad una porta automatica che si apre e si chiude ad ogni suo movimento: l’ironia è, per Said Atabekov, l’unico modo per sopravvivere al mondo in rapido cambiamento.
Con il ciclo di fotografie La strada per Roma , presentate in mostra, Said Atabekov rievoca il viaggio compiuto da Marco Polo nel XIII secolo quando, attraversata tutta l’ Asia e giunto in Cina, ritorna a Roma e diventa simbolo dell’ incontro tra Oriente e Occidente.

IMPRONTE CONTEMPORARY ART
Via Montevideo, 11
20144 Milano – Italy
info@impronteart.com
http://www.impronteart.com/

lunedì 13 aprile 2009

RAM radioartemobile - Impronte Contemporary Art @ MIART : LA MEMORIA DEL MITO




RAM - Impronte contemporary art

presentano

LA MEMORIA DEL MITO
MIART - Stand I08 - pad. 4
Fiera Milanocity

Artisti:
Carla Accardi, Getulio Alviani, Said Atabekov, Vadim Fishkin, Alberto Garutti, Anastasia Khoroshilova, Jannis Kounellis, Vladimir Kupriyanov, Vettor Pisani, Michelangelo Pistoletto, Andrei Roiter, Stas Shuripa, Donatella Spaziani

La Memoria del Mito di Viktor Misiano.
L’arte è nata dal mito, nessuno l’ha mai dimenticato. Benché Nietzsche fosse persuaso che l’innovazione scaturisse dall’oblio, tuttavia era giunto a questa conclusione indagando i miti dell’antichità e elaborandone di nuovi. È stato proprio il ricordo del mito a esortare appassionati lettori di Nietzsche come Joyce, De Chirico e Artaud a cambiare radicalmente la visione europea dell’arte. Ne sono memori tuttora gli innovatori della mitopoiesi (Kounellis, Pistoletto, Pisani, Atabekov). Anche il rifiuto della storia ha la sua propria storia: l’inventario dei tentativi di creare quel che non è mai stato e che non può essere è ormai conservato da tempo negli archivi (V. Fishkin). Il culto delle forme e dei segni puri, privi di un referente storico (Accardi, Alviani, Shuripa) è, in definitiva, l’ennesimo ritorno all’ideale degli antichi che sognavano un’arte dalle forme ideali. E con gli antichi noi condividiamo le suggestioni degli elementi e delle energie naturali – aria e fuoco, suono e movimento (Alviani, Pisani, Fishkin, Atabekov), insieme all’idea che l’uomo sia la misura di tutte le cose (Spaziani). Neppure il filo di Arianna è un’invenzione del presente (Garutti). Senza mito, la vita sarebbe insopportabilmente noiosa, l’unico conforto a esserci concesso è infatti uno sguardo attento. Ogni cosa quotidiana è pervasa dal ricordo del mito e perciò quanto più è ponderato lo sguardo, tanto maggiori sono la pace e la malinconia che dona (Kupryanov, Roiter, Khoroshilova). Perché l’ammissione che, dalla notte dei tempi, stiamo raccontando sempre la stessa storia, rappacifica con se stessi e rende malinconici. D’altronde, a recuperare il mito dell’ “eterno ritorno dell’identico” era stato, ancora una volta, Nietzsche.