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mercoledì 4 novembre 2009

Per farla finita con il giudizio Reale e il giudizio di di Dio (Camere 9)

5 novembre 2009
Jan Fabre
Per farla finita con il giudizio Reale e il giudizio di Dio
Premiere su RAM LIVE.
Il 29 Ottobre 2009 si è inaugurata la mostra CAMERE 9. "Fagana non è un nome esotico e nemmeno un cognome misterioso. E’ la sigla di una famiglia di artisti che non sono parenti tra loro: Fabre, Garutti, Nagasawa" si legge sul testo di Achille Bonito Oliva che accompagna le opere.

Oggi ascolteremo la registrazione della conferenza stampa con Jan Fabre, Alberto Garutti, Hidetoshi Nagasawa - moderata da Achille Bonito Oliva - tenutasi all'Istituto Giapponese di Cultura a Roma. E l'intervista con Hidetoshi Nagasawa - accompagnata da brani di Brian Eno e Robert Fripp tratti dall'album "Evening Star" del 1975.

Sempre per Camere 9 Massimo Foschi leggerà "Per farla finita con il giudizio di Dio", opera radiofonica di Antonin Artaud del 1947, commissionata dalla radio francese, ma poi censurata per il linguaggio blasfemo e per la messa in scena di un teatro della crudeltà: l'America con la sua sovrapproduzione di miseria e con i suoi sporchi traffici, preti e surrogati di metafisica e morale, Dio, principale imputato di questo verdetto senza appello.

Il testo di Artaud è stato soprattutto motivo d'ispirazione per la scrittura dell'opera radiofonica di JAN FABRE - TO BRING AN END TO ROYAL JUDGEMENT AND THE JUDGEMENT OF GOD (Per farla finita con il giudizio Reale e il giudizio di Dio). L'opera è stata performata dall'artista per la prima volta, ed eccezionalmente a Roma, la notte del 29 Ottobre 2009.
Oggi 5 novembre 2009 viene diffusa in anteprima mondiale su RAM LIVE.
Buon Ascolto.

mercoledì 28 ottobre 2009

Camere 9 "Fagana" - Fabre | Garutti | Nagasawa


Fagana is not an exotic name or even a mysterious surname. It is an acronym derived from a family of artists who are not actually related: Fabre, Garutti, Nagasawa.


Each of them occupies a RAM space with an installation which is the fruit of personal poetics, each very different yet at the same time complimentary considering the world around us. Spaces of moral resistance and aesthetic intensity as presented by Fabre with his sculpture of a thousand eyes, Garutti with his lamp connected to the atmosphere of the sky and Nagasawa with his sculpture of white Carrara marble, come together to unite the weight of the West and the limpidity of the East.

(…) In this sense the resistance of the three Fagana artists is explicit, this testimony assumed by the production of forms which insist more on a conceptual level of internal difference and less on that which is spectacularly external.
From the text FAGANA by Achille Bonito Oliva

*****


For Camere 9 Jan Fabre will perform exclusively for RAM LIVE his own unreleased text inspired by "To Have Done with the Judgement of God" (1947) by Antonin Artaud. This will be accompanied by a reading by Massimo Foschi of Artaud's original radiophonic opera. The full performance by Jan Fabre and Artaud’s Reading will be broadcast on November 5th, and again on the November 8th on RAM LIVE : http://live.radioartemobile.it/

lunedì 13 aprile 2009

RAM radioartemobile - Impronte Contemporary Art @ MIART : LA MEMORIA DEL MITO




RAM - Impronte contemporary art

presentano

LA MEMORIA DEL MITO
MIART - Stand I08 - pad. 4
Fiera Milanocity

Artisti:
Carla Accardi, Getulio Alviani, Said Atabekov, Vadim Fishkin, Alberto Garutti, Anastasia Khoroshilova, Jannis Kounellis, Vladimir Kupriyanov, Vettor Pisani, Michelangelo Pistoletto, Andrei Roiter, Stas Shuripa, Donatella Spaziani

La Memoria del Mito di Viktor Misiano.
L’arte è nata dal mito, nessuno l’ha mai dimenticato. Benché Nietzsche fosse persuaso che l’innovazione scaturisse dall’oblio, tuttavia era giunto a questa conclusione indagando i miti dell’antichità e elaborandone di nuovi. È stato proprio il ricordo del mito a esortare appassionati lettori di Nietzsche come Joyce, De Chirico e Artaud a cambiare radicalmente la visione europea dell’arte. Ne sono memori tuttora gli innovatori della mitopoiesi (Kounellis, Pistoletto, Pisani, Atabekov). Anche il rifiuto della storia ha la sua propria storia: l’inventario dei tentativi di creare quel che non è mai stato e che non può essere è ormai conservato da tempo negli archivi (V. Fishkin). Il culto delle forme e dei segni puri, privi di un referente storico (Accardi, Alviani, Shuripa) è, in definitiva, l’ennesimo ritorno all’ideale degli antichi che sognavano un’arte dalle forme ideali. E con gli antichi noi condividiamo le suggestioni degli elementi e delle energie naturali – aria e fuoco, suono e movimento (Alviani, Pisani, Fishkin, Atabekov), insieme all’idea che l’uomo sia la misura di tutte le cose (Spaziani). Neppure il filo di Arianna è un’invenzione del presente (Garutti). Senza mito, la vita sarebbe insopportabilmente noiosa, l’unico conforto a esserci concesso è infatti uno sguardo attento. Ogni cosa quotidiana è pervasa dal ricordo del mito e perciò quanto più è ponderato lo sguardo, tanto maggiori sono la pace e la malinconia che dona (Kupryanov, Roiter, Khoroshilova). Perché l’ammissione che, dalla notte dei tempi, stiamo raccontando sempre la stessa storia, rappacifica con se stessi e rende malinconici. D’altronde, a recuperare il mito dell’ “eterno ritorno dell’identico” era stato, ancora una volta, Nietzsche.